CARLO GOLDONI IL BUGIARDO PDF

Biografia[ modifica modifica wikitesto ] Una delle case veneziane di Goldoni, ora adibita a museo Carlo Goldoni nacque a Venezia il 25 febbraio , da una famiglia borghese di origini modenesi per parte dei nonni paterni. Tornato con la madre a Venezia nel , fece praticantato presso lo studio legale dello zio Giampaolo Indric. Nel Goldoni diede al teatro San Samuele la sua prima vera commedia, il Momolo cortesan , con la sola parte del protagonista interamente scritta. A Venezia , dopo la stesura della sua prima commedia con tutte le parti interamente scritte, La donna di garbo , fu costretto a fuggire a causa dei debiti. Comincia quindi un periodo travagliato in cui Goldoni scrive varie tragicommedie e commedie.

Author:Gusar Kagajin
Country:Serbia
Language:English (Spanish)
Genre:History
Published (Last):24 April 2005
Pages:482
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ISBN:148-4-32203-732-5
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Lelio - Ma siccome si avvicinava la sera, mi venne in mente di dar loro un magnifico divertimento, e mi licenziai. Ottavio - Avete forse fatto fare una serenata? Lo sapete anche voi? Ottavio - con ironia Bravo, signor Lelio, che faceste di bello?

Lelio - Che? Ottavio - Sarebbe un gran caso che avessero commessa una simile debolezza! Lelio - Dimmi un poco, Arlecchino, dove sono stato la scorsa notte? Arlecchino - A chiappar i freschi.

Lelio - Non ho parlato io sotto quel terrazzino con due signore? Lelio - Non ho fatta fare una serenata? Lelio - Dopo non abbiamo fatto la cena? Arlecchino - La cena Lelio - Non fu magnifica quella cena? Lelio - ad Ottavio Sentite? Eccovi confermata ogni circostanza. Ottavio - Non so che ripetere: siete un uomo assai fortunato. Ottavio - Ma da che derivano queste? Lelio - Sia detto colla dovuta modestia, da qualche poco di merito.

Lelio - Eh amico! Ottavio - Sono schiavo del vostro merito e della vostra fortuna. A miglior tempo ci goderemo. Ora, se mi date licenza, devo andare nella mia camera a prendere del denaro per pagare la perdita della scorsa notte.

Ottavio - In quella locanda. Lelio - Oh diavolo! Ottavio - Andai a pranzo fuori di casa, ed ho giuocato tutta la notte. Lelio - Siete qui da tanto tempo alloggiato e non conoscete quelle due signore? Ottavio - Le conosco di vista, ma non ho seco loro amicizia. Sono cose che si fanno segretamente. Ad altri che a un amico di cuore, non le avrei confidate.

Ottavio - Amico, a rivederci. Lelio - Vi sono schiavo. Lelio - Sciocco che sei, secondami e non pensar altro. Arlecchino - Femo una cossa. Lelio - Asinaccio! Qualche spiritosa invenzione.

Arlecchino - Ben. Lelio - Ma vi vuol tanto a dir come dico io? Arlecchino - Me confondo. No so quando abbia da parlar, e quando abbia da taser. Lelio - Osserva, Arlecchino, quelle due maschere che escono di quella casa.

Arlecchino - Semio de carneval? Arlecchino - Chi mai sarale? Lelio - Assolutamente saranno le due sorelle, colle quali ho parlato la scorsa notte. Rosaura - accennando Colombina Anco questa? Lelio - E come! Vi amerei ben poco, se non sapessi conoscervi. Rosaura - E da che mi conoscete? Rosaura - Ditemi, in grazia, chi sono io? Lelio - Conviene indovinarlo. Rosaura - Bravo!

Lelio - Asdrubale non sa mentire. Rosaura - Mi par difficile che vostro padre vi accordi che sposiate la figlia di un medico. Sono venti anni che egli accumula gioje, ori, argenti per le mie nozze. Voi sarete una ricca sposa. Rosaura - Rimango sorpresa, e le troppe grandezze che mi mettete in vista, mi fanno temere che mi deludiate per divertirvi.

Arlecchino ride Domandatelo al mio servitore. Lelio - Subito che ritorna vostro padre in Venezia. Giovane - Questa mi par la casa del signor dottore. Giovane - Ho della roba da consegnare alla signora Rosaura, di lui figliuola.

Rosaura - Quella sono io. Chi la manda? Giovane - Questi sono quaranta braccia di bionda. Io non ricevo la roba se non so da chi mi viene mandata. Rosaura - Vi dico che non la voglio assolutamente. Rosaura - Ma chi la manda? Giovane - Non lo so, da giovine onorato. Rosaura - Dunque non la voglio. Lelio - Signora Rosaura, ammiro la vostra delicatezza. Giovane - Sente? Li ha comprati questo signore. Arlecchino - si maraviglia Rosaura - a Lelio Voi me li regalate?

Giovane - Sappia, signora, che di meglio difficilmente si trova. Lelio - Io poi sono di buon gusto. Il mio denaro lo spendo bene. Arlecchino - Oh che galiotto! Rosaura - Gradisco sommamente le vostre grazie.

Prendi, Colombina. Domani principierai a disporli pel fornimento. Colombina riceve dal Giovane la scatola Giovane - a Lelio Comanda altro?

Lelio - No, andate pure. Giovane - Illustrissimo, mi dona la cortesia? Lelio - Ci rivedremo. Lelio - Mi maraviglio. Giovane - a Lelio Grazie infinite. Son qui da lei. Lelio - Andate, che ci rivedremo. Rosaura - Se mi date licenza, torno in casa. Rosaura - Per ora no. Uscii mascherata solo per vedervi e parlarvi e sentire da voi chi era la fortunata favorita dalla vostra predilezione.

Ora tutta lieta me ne ritorno dentro. Lelio - Vi portate con voi il mio cuore. Lelio - Per ora non vi consiglio scoprire i nostri interessi. Lelio - Sposina, amatemi di buon cuore. Rosaura - Sposa? Ancor ne dubito. Lelio - Le mie parole sono contratti. Lelio - Che dici della bellezza di Rosaura? Lelio - Dubito che ella abbia qualche incognito amante, il quale aspiri alla sua grazia e non ardisca di dirlo. Colombina - torna a uscire di casa, senza maschera Arlecchino - Oe, la cameriera torna in strada.

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Il bugiardo di Carlo Goldoni

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Il bugiardo

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